L’articolo 6 dei Patti Lateranensi stabilisce che «l’Italia provvederà a mezzo degli accordi occorrenti con gli enti interessati che alla Città del Vaticano sia assicurata un’adeguata dotazione di acque in proprietà». Non esiste alcuna specificazione della quantità ritenuta «adeguata».

Nel 1999, in occasione della quotazione in borsa dell’azienda idrica romana, l’Acea, la società ha chiesto al Vaticano l’arretrato e il consumo per tutti i consumi non legati all’effettivo utilizzo di acqua, quali la manutenzione delle fognature e la gestione dei liquami. La querelle è stata risolta dal governo italiano con la legge finanziaria per il 2004, decidendo di versare all’Acea 25 milioni per gli arretrati e 4 milioni di euro annui a partire dal 2005. A tale cifra va aggiunto il consumo di gas: l’esenzione è prevista dalla tabella A del Dlgs. n. 504/1995. Una stima totale di cinque milioni di euro all’anno è pertanto verosimile.