Con le modifiche concordatarie del 1984, Stato italiano e Santa Sede decisero che il pagamento degli stipendi ai sacerdoti cattolici sarebbe stato sostituito con un nuovo meccanismo, introdotto poi con l’articolo 47 della legge n. 222/1985, che a sua volta estese il sistema alle altre confessioni religiose sottoscrittrici di intese con lo Stato (oggi valdesi, ebrei, luterani, avventisti, pentecostali, battisti, buddhisti, induisti, Chiesa apostolica, Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia, Soka Gakkai). Entrato in vigore nel 1990, il sistema destina alla Chiesa cattolica, alle altre confessioni religiose e allo stesso Stato l’8 per mille del gettito Irpef, calcolato in base alle scelte (sia espresse che non espresse) compiute dai contribuenti in occasione della dichiarazione dei redditi.

Il sito del Ministero delle finanze pubblica le ripartizioni del gettito derivante dell’Otto per mille dell’IRPEF. Nel 2019, facendo riferimento ai redditi 2015, l’assegnazione alla Chiesa cattolica è stata di 1.131.196.216 euro, di cui circa il 60% proveniente da scelte non espresse. I contribuenti che hanno espressamente scelto la Chiesa cattolica sono infatti stati il 34,46%, ma la quota attribuita è stata l’80,73% dell’intero ammontare di 1.401.255.936 euro.

Sul sito 8xmille.it, creato dalla Chiesa cattolica, è disponibile il rendiconto sintetico dell’utilizzo che ne ha fatto la Chiesa: 350 milioni per gli stipendi dei sacerdoti, 156 milioni per il culto e la pastorale nelle diocesi, 150 milioni per le Caritas diocesane, 85 milioni per gli interventi caritativi nel Terzo mondo, 70 milioni per il restauro dei beni culturali ecclesiastici, 43,07 milioni per la catechesi e l’educazione cristiana, 40 milioni alla costruzione di nuove chiese, 40 milioni per gli interventi caritativi di rilievo nazionale, 39 milioni per gli interventi di rilievo nazionale per il culto e la pastorale, 13 milioni per le cause matrimoniali gestite dai tribunali ecclesiastici regionali. Va inoltre ricordato che quella cattolica è l’unica confessione a ricevere un acconto sull’Otto per mille dell’anno successivo.

La Corte dei Conti è intervenuta per ben quattro volte, nel 2014, 2015, 2016 e 2018, con relazioni critiche sul funzionamento del meccanismo dell’Otto per mille, evidenziando pesanti rilievi quali: “la problematica delle scelte non espresse e la scarsa pubblicizzazione del meccanismo di attribuzione delle quote; l’entità dei fondi a disposizione delle confessioni religiose; la poca pubblicizzazione delle risorse erogate alle stesse; la rilevante decurtazione della quota statale”.